Il
Diamante di Kittlitz (Erythrura trichroa) è certamente
uno degli esotici più gradevoli reperibili sul nostro mercato
che vale senz'altro la pena di affrontare la spesa poiché
è un uccello rustico, robusto e assai prolifico.
In libertà
è diffuso su un territorio molto vasto che comprende Celebes,
Molucche, Nuova Guinea e isole circostanti, Australia nordorientale,
Caroline, Salomone e Nuove Ebridi. Specie abbastanza comune allo
stato libero (non tanto nel territorio continentale, dove anzi
è piuttosto rara, quanto in quelli insulari), il Diamante
di Kittlitz è caratterizzato da un'attraente maschera blu
scura che occupa la fronte, il vertice e le guance. Le redini
sono nericce; il groppone, il sopraccoda e la coda rossi; il resto
del piumaggio verde scuro. Il becco è nero e le zampe sono
brunicce. La lunghezza totale si aggira sui 12 centimetri. Le
femmine, anche se molto simili ai maschi, sono facilmente riconoscibili
per la tonalità meno brillante dei colori, in particolar
modo del blu scuro, che è pure di solito meno esteso.
I giovani presentano una colorazione generale ancor più
tenue di quella delle madri e con solo qualche lieve traccia di
blu scuro; inoltre hanno il becco chiaro. Nelle condizioni naturali,
raccolti in gruppetti o in coppie isolate, i Diamanti di Kittlitz
vivono di preferenza nelle regioni ricche d'erba, i cui semi e
teneri germogli costituiscono il loro principale nutrimento. A
volte si spingono anche nelle zone coltivate ed anche nei giardini
dei centri abitati.
Il periodo riproduttivo ha inizio verso agosto e si protrae fino
a gennaio e oltre (data la vastità dell'area di distribuzione,
ci possono essere variazioni secondo le diverse località).
Il nido, voluminoso e tondeggiante, è posto non molto in
alto - generalmente a circa due metri dal suolo - nel folto dei
cespugli o fra i rami d'un albero a fitto fogliame. E' costruito
con fuscelli, radichette, erba e foglie secche; internamente viene
tappezzato con materiale più soffice.
Il lavoro di costruzione e di imbottitura viene eseguito da entrambi
i sessi, ma è il maschio che normalmente trasporta tutto
il materiale. La femmina depone da 4 a 6 uova di colore bianchiccio,
che cova aiutata dal compagno per 13-14 giorni. I piccoli, amorevolmente
allevati da ambedue i genitori, abbandonano il nido all'età
di tre settimane e diventano del tutto indipendenti una quindicina
di giorni più tardi.
Caratteristica dei nidiacei è la presenza ai lati del becco
di due vistose escrescenze luminescenti al buio, che permettono
ai genitori di imbeccarli anche nella semioscurità del
nido e che scompaiono con la crescita.
Alla vita captiva il Diamante di Kittlitz si adatta bene, ma per
la sua esuberante vivacità va ospitato preferibilmente
in voliera o in gabbie spaziose.
Di temperamento socievole, convive pacificamente sia con individui
della stessa specie sia in collezione mista: solo all'epoca della
riproduzione i maschi presentano una certa aggressività
tra di loro, per cui è bene in quel periodo separare le
coppie. L'acclimazione non comporta eccessive difficoltà
e una volta superata i Diamanti di Kittlitz si dimostrano robusti
e poco sensibili al freddo, tanto che alcuni allevatori li lasciano
in voliere all'aperto, purché munite di ricovero per la
notte, anche nei mesi invernali.
Il Diamante di Kittlitz non ha particolari esigenze alimentari,
accontentandosi del consueto miscuglio di semi per esotici granivori.
E' comunque preferibile integrare la sua dieta con verdura, frutta,
qualche tarma della farina, pupe di formica e possibilmente semi
di piante selvatiche; a ciò si aggiunga l'osso di seppia,
il grit e l'utilissima polvere di carbone dolce. Nel periodo riproduttivo,
per un sano sviluppo dei nidiacei è bene non far mancare
il pastoncino all'uovo, cui i genitori vanno preventivamente abituati.
La riproduzione è ottenibile con facilità sia in
voliera sia in gabbia di ampie dimensioni. I sintomi di prossimo
accoppiamento si notano facilmente: oltre a emettere il suo canto
frequente, il maschio vola da un posatoio all'altro tenendo nel
becco un filo d'erba o qualcos'altro di simile. Come portanido
si possono usare le consuete cassettine di legno, rettangolari
e aperte anteriormente nella metà superiore. In esse è
preferibile aver già preparato sul fondo uno strato, alto
circa un centimetro, di erba secca, pagliuzze, muschio e un po'
di cotone. Per la rifinitura e l'imbottitura si mettano a disposizione
sfilacce varie, lunghe 2-3 centimetri. Se godono di alimentazione
appropriata e di tranquillità, i Diamanti di Kittlitz allevano
bene la prole e non richiedono il ricorso alle balie, pratica
quest'ultima che molti allevatori adottano indiscriminatamente
allo scopo di ottenere un maggior numero di deposizioni e,quindi
di piccoli allevati, ma che invero comporta l'attenuazione degli
istinti naturali nella progenie. In una stagione i Diamanti di
Kittlitz possono portare a termine 2 e anche 3 covate (beninteso
il numero delle deposizioni è maggiore se, come già
detto, il compito dell'incubazione viene affidato ai Passeri del
Giappone).
Si tenga presente, infine, che i giovani, se sono stati lasciati
ai genitori, vanno preferibilmente allontanati una volta divenuti
indipendenti, e ciò sia perché non abbiano a disturbare
l'andamento delle successive covate, sia perché non di
rado vengono perseguitati dal padre.